Canti IIIGiocabile

La porta e l’antinferno

Una calca che non si apre per un corpo vivo.

Dietro la porta, chi visse «sanza infamia e sanza lodo» (Inf. III 36), dietro un’insegna che non porta nessuno. Non si scansano perché non gli importa di te. Della traversata il poema non dice niente: Dante sviene su una riva e si desta sull’altra. Il gioco la mostra, e lo dichiara.

La valle non è una strada ma un giro con due rami e un ritorno, e i due rami servono l’uno all’altro: da una parte c’è un’arma, dall’altra ci sono le sue munizioni. È qui che il gioco diventa un gioco, perché è qui che arriva la prima arma vera e il primo che ti viene addosso.

Prima di qualunque cosa da vedere ci sono le voci: «Quivi sospiri, pianti e alti guai / risonavan per l’aere sanza stelle» (Inf. III 22-23). Nel poema vengono prima di tutto, e qui pure: il primo passo del taccuino dice di andare dove le voci sono più fitte, e si segue a orecchio invece che a caso.

I numeri

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CantiIII
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Con che arma si entraL’arco incordato, con tre frecceentrando dal menu

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Stato al 19 settembre 2026.