Capitolo 3 · L’incontinenzacerchioCerchio IIn costruzione
Il Limbo
La terrazza più esterna della conca, dove non si patisce e il verbo è ascoltare.
Il fuoco che vince mezzo cielo di tenebre: l’unica luce dell’Inferno che non sia una fiamma di pena. Illumina chi non ha colpa e non ha battesimo.
Genti v’eran con occhi tardi e gravi,di grande autorità ne’ lor sembianti:parlavan rado, con voci soavi.
Nel poema è il cerchio primo, che non è pena di nessuno; nel gioco è la banda più larga dell’imbuto, dodici metri di cornice e trecentoventidue di giro, e non c’è un solo congegno che chieda un’arma.
Tre cose lo fanno. L’aria non si muove, quindi la traccia che lascia un corpo vivo resta dov’è per minuti: non conta il fiato, conta la rotta. La «selva ... di spiriti spessi» (Inf. IV 66) è terreno e non nemico: ingombra, mangia la luce e beve la traccia. E le «sette volte cerchiato d’alte mura» (Inf. IV 107) stanno di traverso all’anello, ognuna con la sua porta spostata di lato.
Dietro l’ultima ci sono i quattro poeti e il posto lasciato vuoto per un quinto, «Genti v’eran con occhi tardi e gravi» (Inf. IV 112). In un posto dove non si patisce, l’unica cosa che si può fare è leggere.
I numeri
| Cosa | Quanto |
|---|---|
| Larghezza della banda | 12 metri |
| Giro della banda | 322 metri |
| Cancelli di traverso all’anello | 7 |
| Distanza fra un cancello e l’altro | 7 gradi |
Rimandi
- Cosa apre
- La bufera
- Vedi anche
- L’incontinenza, Le anime del Limbo, Virgilio, Minosse, Il libro, Il libro dei nomi, La bufera
- Chi ne parla
- L’incontinenza, Le anime del Limbo, Le facce dei valichi, Minosse, Il libro, L’Acheronte, La bufera