Capitolo 4 · Le mura di DitegironeCerchio VIIIn costruzione
La selva dei suicidi
Il bosco in cui le anime sono gli alberi.
«Non fronde verdi, ma di color fosco; non rami schietti, ma nodosi e ’nvolti» (XIII, 4-5). Questi non sono alberi: sono quelli che si sono tolti il corpo da sé, e non lo riavranno. Parlano solo da dove si spezzano.
Non fronde verdi, ma di color fosco;non rami schietti, ma nodosi e ’nvolti;non pomi v’eran, ma stecchi con tosco
Rivelacom’è fatto il secondo girone dei violenti, e perché non ci si orienta.
Nel poema è il secondo girone dei violenti, dove chi si è tolto la vita non riavrà un corpo e diventa un pruno, e parla solo se lo si spezza, perché per le fratture esce la voce. Nel gioco è un bosco a tre lobi, largo e non tondo, in cui i tronchi sono tutti uguali di proposito e non c’è un punto di riferimento.
La nebbia del capitolo lascia poco di un oggetto a quaranta metri, quindi la lanterna non orienta. L’unica cosa che resti visibile da lontano è la ferita di un albero già spezzato, che sanguina e fa luce: la strada si vede soltanto dove la si è già pagata. Sopra i pruni nidificano le Arpie, che ne mangiano le foglie e fanno dolore, e al dolore una finestra.
In fondo sta Pier della Vigna, che chiede la sola cosa che il gioco sappia dare, cioè che si rimetta in piedi la sua fama. Ai piedi del suo tronco resta un capestro, che in un bosco di impiccati è la cosa più naturale del mondo.
I numeri
| Cosa | Quanto |
|---|---|
| Lobi del bosco | 3, invece di una conca sola |
Rimandi
- Vedi anche
- Le Arpie, Pier della Vigna, Capestro, Il sabbione