Capitolo 1 · La selva oscuravitaGiocabile
I tre cuori
Tre cuori, colpi di due pesi, e una mela per rimetterne uno.
I colpi si contano dalla selva fino al fondo. Nel canto primo la zampata di una fiera costa un cuore e ti ricaccia in basso, e così il cieco del passo quando ti prende; dalla porta in giù gli erranti si aggrappano, le vespe pungono e il fuoco si prende la sua parte, perché un pericolo che non costa niente smette di essere un pericolo. Sei tu l’unica cosa quaggiù che può cadere, ed è la stessa ragione per cui i dannati non hanno una barra da svuotare.
Tre cuori, deciso da chi gioca, e i colpi hanno due pesi. Il leggero toglie mezzo cuore: la roba piccola e numerosa graffia soltanto, le vespe, le serpi, la manata degli erranti, le arpie, gli iracondi, le unghie delle Furie, le saette dalla riva, l’aria marcia, le spinte. Il pesante toglie un cuore intero: le fiere, Cerbero, il Minotauro, le nere cagne, Lucifero, il morso dei falsari, i diavoli, i pesi, le cappe, il fuoco, la pece, la spada, la bufera, e ogni presa da cui non ti liberi. Un colpo toglie quello che dice, anche più di un cuore se serve, e le ferite continue, il sangue che bolle, il gelo, il fuoco che piove, si contano in cuori al secondo.
La vita non torna più da sola: prima risaliva un colpo ogni dieci secondi di pace, e un pericolo che si può aspettare costa tempo e basta. Quello che si perde si rimette solo mangiando una mela dalla sacca, un cuore l’una. Quando resta un cuore solo comincia il battito, esattamente a un colpo pesante da terra e non a una soglia scelta a occhio, così il suono dice la stessa cosa del cuore mezzo vuoto a schermo. A zero lo schermo si spegne per due secondi e due decimi e si torna all’ultimo passo compiuto: non è una morte, è cadere e rialzarsi dove il cammino era segnato. Lo sguardo di Medusa è l’unica cosa che non conta i cuori, perché non è un colpo: è la sola cosa del poema che non si para e non si incassa.
I cuori sono disegnati e non scritti, diciassette pixel per lato e ingranditi di un numero intero, con la punta stretta e i lobi larghi delle miniature del Trecento, che è il secolo di Dante e il cuore che lui stesso si vede mangiare nella Vita nuova («vide cor tuum», Vita nuova III). Ognuno si vuota dal basso come un vaso, così il mezzo cuore si legge senza contare, e quello appena perso si gonfia per tre decimi di secondo. Stanno al trenta per cento di opacità finché sono interi tutti e non spariscono mai, perché con tre cuori che non tornano un indicatore che sparisce è un indicatore che si guarda troppo tardi.
I numeri
| Cosa | Quanto | Quando |
|---|---|---|
| Cuori | 3 | |
| Un colpo leggero | mezzo cuore | vespe, serpi, manate, arpie, saette, aria marcia, spinte |
| Un colpo pesante | un cuore | fiere, pesi, fuoco, pece, la spada, le prese da cui non ti liberi |
| Torna da sola | mai | solo mangiando una mela |
| Una mela | un cuore | a cuori interi non si mangia |
| Il battito comincia | con un cuore solo | |
| Il buio prima di ricominciare | 2,2 secondi | |
| Il disegno di un cuore | 17 pixel per lato | |
| Cadendo | un cuore ogni 4,2 metri | sotto i 5 metri niente, oltre i 14 non si sopravvive; dal terzo capitolo in giù |
Rimandi
- Vedi anche
- Mela, Niente muore, Il segnalibro, Il passo e il fiato
- Chi ne parla
- L’errante, I nuotanti, Mela, L’unto del terzo fossato, Il segnalibro, Il passo e il fiato, Niente muore, Il precipizio