Capitolo 1 · La selva oscuraapparatoGiocabile
Il colloquio
Quando un’anima ti ferma non si alza un riquadro: si alza il taccuino, aperto in due facciate.
non ragioniam di lor, ma guarda e passa
Un incontro del poema non è una conversazione, è una transazione: l’anima ti ferma per una ragione sola, ha capito che sei vivo e vuole sapere se torni su. Nel gioco quel momento succede sull’oggetto di cui si sta parlando, perché il libro dei nomi è la moneta e la prima delle tre risposte vuol dire scrivere lì dentro. Il taccuino si alza in due mani, si mette in mezzo e mostra due facciate: a sinistra chi è e quello che sta dicendo, a destra le tre risposte. Vale dalla selva in giù, dove l’unica anima che ti ferma è Duccio.
Le facciate sono due perché su una sola la domanda e le tre risposte non ci stavano, e quando risponde lui la facciata di destra si svuota e il discorso ci continua, come in un libro vero. Tre regole si sono pagate misurando. L’ingombro si calcola sul testo intero anche mentre se ne legge un pezzo, se no la pagina cresce sotto gli occhi e l’ultima parola salta di riga a ogni sillaba. Le tre risposte compaiono quando lui ha finito, perché mentre ti dice perché ti ha fermato non stai ancora scegliendo, e la barra lo fa finire subito. E TAB non chiude il libro, gira la facciata di destra sui nomi che porti già, perché decidere cosa rispondere vuol dire guardare cosa hai già promesso e a chi.
Il mondo non si ferma azzerando il tempo, si ferma spegnendo i sistemi che agiscono, ed è la stessa lista con cui si legge un foglio: l’unica cosa che resta accesa è proprio il taccuino. Del vecchio riquadro è rimasto un velo leggero, che adesso non serve più a farsi leggere ma a staccare il libro dal bosco che gli sta dietro, perché quello che devi guardare ce l’hai in mano. Chiudere non risponde niente e lascia l’anima dov’era: ci si torna a parlare quando si è deciso, e «guarda e passa» non è sparito, è la terza risposta e si sceglie col tre. Le sole lettere vanno su un livello loro e una seconda macchina da presa le riprende a definizione piena, mentre i fogli, le mani e il bosco restano a blocchi: il gioco disegna a un terzo, e a quella scala una pagina scritta si guarda ma non si legge.
I numeri
| Cosa | Quanto | Quando |
|---|---|---|
| Facciate | 2 | a sinistra chi parla, a destra le tre risposte |
| Le risposte | 3 | prometti, menti, oppure guardi e passi |
| Dalla posa di lettura a quella del colloquio | 0,3 secondi | |
| Il velo sul mondo dietro | il 38 per cento di nero | entra ed esce in 0,16 secondi |
| Le tre risposte compaiono in | 0,22 secondi | e solo quando lui ha finito di parlare |
| Corpo di quello che dice | 0,64 del corpo riga | |
| Corpo delle tre risposte | 0,60 del corpo riga | così ognuna sta su un rigo solo |
| Chiudere senza scegliere | non risponde niente | l’anima resta dov’era e ci si torna |
| Il taccuino mentre un’anima parla | acceso | è l’unica cosa che si scavalca della lista |
Rimandi
- Di cosa è fatto
- Taccuino
- Vedi anche
- Il taccuino e le chiose, La voce dei dannati, Il libro dei nomi, I rimasti, e Duccio di Bencivenni
- Chi ne parla
- La voce dei dannati