Capitolo 3 · L’incontinenzacerchioCerchio VIn costruzione

Lo Stige

Il lago in fondo alla conca, con una torre che ha il piede sott’acqua.

L’alta torre. In cima ci sono due bacili vuoti: due fuochi accesi qui sono un segnale, e da qualche parte, di là dalla palude, qualcuno risponde. Il piede sta nell’acqua, e nell’acqua non si cammina.

Quello che dice il gioco

Questi si percotean non pur con mano,ma con la testa e col petto e coi piedi,troncandosi co’ denti a brano a brano.

Inf. VII 112-114
Riveladove finisce il capitolo III.

Nel poema è il cerchio quinto: gli iracondi si percuotono in superficie, «non pur con mano, / ma con la testa e col petto e coi piedi» (Inf. VII 112-113), e sotto il pelo gorgogliano gli accidiosi, che non hanno nemmeno una voce. Nel gioco è un lago largo ventotto metri in fondo all’imbuto, e il fondo è piatto.

Gli iracondi non ti cercano. La loro domanda è chi è il più vicino dei loro entro trenta metri, e la risposta non è mai il giocatore, perché il giocatore non è dei loro. Fanno male a chi capita in mezzo, che è un’altra cosa dall’attaccare, ed è la definizione dell’ira.

Sulla riva bolle la fonte da cui viene tutta quest’acqua, e dirimpetto sta l’alta torre, col piede nel lago e due bacili vuoti in cima. Il capitolo finisce qui, e non finisce camminando: da qualche parte, di là dalla palude, qualcuno risponde.

I numeri

CosaQuantoQuando
Larghezza del lago28 metri
Dove sta la torre120 gradi
Dove bolle la fonte300 gradidirimpetto alla torre

Progettato, e potrebbe non arrivare mai nel gioco finito.

Stato al 19 settembre 2026.