Capitolo 4 · Le mura di DitecittàCerchio VIIn costruzione
Dite, la città di ferro
La città murata che chiude il basso Inferno, e ha una porta sola.
«Le mura mi parean che ferro fosse» (VIII, 78). Non è pietra: è ferro, e dentro è rovente. Di qua dal muro comincia la città dei peccati che vogliono la ragione, e i cerchi di sopra sembreranno miti.
Rivelache cosa si trova davanti chi comincia il capitolo IV, e che cosa c’è dentro le mura.
Nel poema è la città che tiene dentro di sé tutto il resto della discesa, e le sue mura paiono di ferro; nel gioco è una cinta circolare con nove torri oltre a quella della porta, la porta maestra aperta a tramontana verso la cengia e la breccia agli antipodi, dove la ripa cade verso il burrone.
Cengia e città sono un pezzo solo di pavimento, e a dividerle è la muratura e non la roccia: un muro di roccia si legge come il bordo del mondo, un muro di conci si legge come una cosa costruita da qualcuno che ti sta tenendo fuori. Il battente sta dentro il vano sei centimetri per lato, e quella fessura è la brace che si vede da lontano: è l’unica cosa della porta che si legga a dieci metri.
Dentro non abita nessuno. Le case sono forni, una su quattro ha l’interno costruito, e quello che fa paura non sono le torri ma gli angoli ciechi: di qua dal muro la pena non è più il fango o il vento, è il fuoco.
I numeri
| Cosa | Quanto |
|---|---|
| Torri sulla cinta | 9, oltre a quella della porta |
| La porta maestra | a 90 gradi, con la breccia agli antipodi a 270 |
| Fessura del battente | 6 centimetri per lato |