Capitolo 4 · Le mura di DitedemonioCerchio VIIn costruzione

I diavoli di Dite

Gli angeli caduti che tengono chiusa la porta della città.

Il corpo che il gioco dà ai dannati, che gira su sé stesso: sedici vedute rese dal gioco stesso.
Non è il ritratto di questo. Il gioco dà quasi a ogni dannato lo stesso corpo, ed è questo: a distinguerli è dove stanno e cosa fanno.
Rivelaquale arma li tocca e quale no.

«Io vidi più di mille in su le porte / da ciel piovuti» (Inf. VIII 82-83). Non sono anime punite e non scontano niente: sono angeli caduti, e fanno la guardia. Nel gioco la differenza si tocca con mano in venti secondi, senza un cartello: la freccia non li scalfisce, perché è un’arma mortale contro una cosa che morta non è, e a disperderli resta soltanto l’arma che viene dall’alto.

Non inseguono, e non è una resa del gioco: nel canto non scendono mai dalle porte, quindi qui restano schierati e ti tirano addosso aste di ferro. Alzano il braccio prima di lanciare, e l’asta parte verso il punto in cui eri, non verso quello in cui sarai: si schiva spostandosi. Il turibolo ha gittata più corta del loro tiro, e la striscia scoperta che resta in mezzo è tutto lo scontro.

Su un punto il gioco lascia le tavole di Doré e sta col testo: questi non hanno né ali né uncini. Quelli con le ali e i raffi sono i Malebranche, tredici canti più in giù.

I numeri

CosaQuantoQuando
Da dove cominciano a tirare14,30 m
Fra un’asta e l’altra2,6 sPer ogni diavolo, sfasati
Braccio alzato prima del lancio0,65 sÈ il telegrafo
Quanto restano dispersi9 sDopo un colpo sacro
Di quanto li butta indietro il colpo sacro4,2 m

Progettato, e potrebbe non arrivare mai nel gioco finito.

Stato al 19 settembre 2026.