Capitolo 3 · L’incontinenzacerchioCerchio IVIn costruzione

La ghiera

Due file di pesi che rotolano in senso contrario e si incontrano in due punti soli.

Or puoi, figliuol, veder la corta buffad’i ben che son commessi a la fortuna,

Inf. VII 61-62

Nel poema è il cerchio quarto, dove avari e prodighi spingono pesi col petto e si scontrano (Inf. VII 31-35); nel gioco due mezze schiere percorrono i due mezzi cerchi in senso contrario e si ritrovano in due punti, che sono anche le due discese: non esiste una calata tranquilla, e il ritmo si impara dal ciglio di sopra.

È l’unico posto del gioco in cui la chiosa sulle anime è spenta, e a spegnerla è il canto: «la sconoscente vita che i fé sozzi, / ad ogne conoscenza or li fa bruni» (Inf. VII 53-54). Restano due soli segni, la chierica di chi non diede mai e i capelli mozzi di chi diede tutto, e un cartello che spiega perché i nomi non ci sono.

Il guardiano è Pluto, che non ha occhi e non ti cerca: si gonfia di quello che sente. Per terra ci sono monete dappertutto e nessuno si abbassa a raccoglierle: «Or puoi, figliuol, veder la corta buffa / d’i ben che son commessi a la fortuna» (Inf. VII 61-62).

I numeri

CosaQuanto
I due punti d’incontro340 e 175 gradi
Strada libera fra cordolo e ripa4,9 metri
Cosa apre
Lo Stige

Progettato, e potrebbe non arrivare mai nel gioco finito.

Stato al 19 settembre 2026.