Capitolo 3 · L’incontinenzacerchioCerchio IVIn costruzione
La ghiera
Due file di pesi che rotolano in senso contrario e si incontrano in due punti soli.
Or puoi, figliuol, veder la corta buffad’i ben che son commessi a la fortuna,
Nel poema è il cerchio quarto, dove avari e prodighi spingono pesi col petto e si scontrano (Inf. VII 31-35); nel gioco due mezze schiere percorrono i due mezzi cerchi in senso contrario e si ritrovano in due punti, che sono anche le due discese: non esiste una calata tranquilla, e il ritmo si impara dal ciglio di sopra.
È l’unico posto del gioco in cui la chiosa sulle anime è spenta, e a spegnerla è il canto: «la sconoscente vita che i fé sozzi, / ad ogne conoscenza or li fa bruni» (Inf. VII 53-54). Restano due soli segni, la chierica di chi non diede mai e i capelli mozzi di chi diede tutto, e un cartello che spiega perché i nomi non ci sono.
Il guardiano è Pluto, che non ha occhi e non ti cerca: si gonfia di quello che sente. Per terra ci sono monete dappertutto e nessuno si abbassa a raccoglierle: «Or puoi, figliuol, veder la corta buffa / d’i ben che son commessi a la fortuna» (Inf. VII 61-62).
I numeri
| Cosa | Quanto |
|---|---|
| I due punti d’incontro | 340 e 175 gradi |
| Strada libera fra cordolo e ripa | 4,9 metri |
Rimandi
- Cosa apre
- Lo Stige
- Vedi anche
- L’incontinenza, La piova etterna, Lo Stige, Pluto, Niente muore
- Chi ne parla
- Le facce dei valichi, Pluto, Il dannato sciolto, Scoria d’oro, La piova etterna, Lo Stige