Capitolo 2 · La porta e l’antinfernofondoGiocabile
Le voci dei luoghi
Ogni posto ha il suo suono, e quel suono sta dove sta la sua cosa.
Quivi sospiri, pianti e alti guairisonavan per l’aere sanza stelle,per ch’io al cominciar ne lagrimai.
L’Inferno si sente prima di vedersi: appena passata la porta «quivi sospiri, pianti e alti guai risonavan per l’aere sanza stelle», e il primo passo del secondo canto dice già di andare dove le voci sono più fitte, quindi le voci sono la bussola. Il gioco costruisce il fondo di ogni canto in tre pezzi: sorgenti ferme dove sta la cosa che suona, una coda di riverbero per stanza, e banchi d’aria dentro i luoghi. Vale dalla valle in giù.
La regola è una sola, niente coperte, e non è stata scelta a orecchio ma contata: si prendono i punti del percorso e in ognuno si conta quante sorgenti si sentono. Nella valle cinque punti su quindici erano a zero, ed erano tutta la seconda metà del capitolo, traversata compresa: si stava in piedi su una barca, al buio, in mezzo a un fiume, in silenzio. Nei cinque cerchi non risultava muto nessuno, ma dodici punti su ventitré sentivano una sorgente sola ed era sempre la stessa, i sospiri del Limbo, larghi centotrenta metri, che arrivavano fino allo Stige trentotto metri più sotto e due canti più in là. Cinque cerchi coperti dallo stesso suono sono un cerchio solo, e adesso i sospiri sono un giro di otto sorgenti strette e sfasate fra loro, perché otto copie in fase battono insieme e da lontano tornano a essere una gola.
Le code dicono all’orecchio in che posto sei prima che tu lo veda, ed è per questo che nel quarto canto sono quattro grammatiche diverse: la città è murata, la frana è un budello, il sabbione è aperto e il bosco non risuona affatto, che è la sola coda sorda del capitolo. Due formule sono nate per i capitoli di mezzo. La bufera non è il vento più forte del gioco, è l’unico col fischio: sopra il corpo c’è un passa-banda risonante il cui centro spazza fra i quattrocento e i millecinquecento hertz, cioè la banda in cui in quel canto non c’è nient’altro. E i guai non sono un lamento messo in loop, che sarebbe un metronomo: sono sette lamenti a posti irregolari dentro una clip sola, posati nella selva dei suicidi una voce ogni sei pruni, accanto al tronco e non sul tronco, perché spezzarne uno zittirebbe un pezzo di bosco e il prezzo del segno diventerebbe anche un premio.
I numeri
| Cosa | Quanto | Quando |
|---|---|---|
| Le voci della selva dei suicidi | una ogni 6 pruni | accanto al tronco, non sul tronco |
| I lamenti dentro una clip | 7 in 9,3 secondi | a posti irregolari, e le sorgenti partono sfasate |
| Il fischio della bufera | fra 400 e 1500 hertz | il centro spazza con la raffica |
| Le voci della bufera | 8 | sfasate, sul giro del cerchio secondo |
| I sospiri del Limbo | 8 sorgenti strette | prima erano una sola, larga 130 metri |
| Le code del quarto capitolo | 11 | erano zero |
| I banchi d’aria del quarto capitolo | 14 | erano zero |
| Le code dell’imbuto | 30 | una per l’imbuto, quattro per terrazza, una per ruina, una per la palude |
| Una voce di fossato si sente fino a | 18 metri | e ce n’è una ogni 15, così sul ciglio non restano buchi |
Rimandi
- Vedi anche
- Il bordone, La voce dei dannati, L’antinferno, La bufera, La selva dei suicidi
- Chi ne parla
- La voce dei dannati