Capitolo 1 · La selva oscuraregolaGiocabile

Il bosco vivo

Nella selva c’è una forza sola, il vento, e la leggono tutti.

La selva oscura del canto primo è un posto, e un posto che non si muove non è un posto, è una fotografia. Qui c’è un numero solo, da zero a uno, che sale e cala per conto suo, e lo leggono il fogliame, il tappeto d’aria, il pulviscolo sospeso fra i tronchi, le foglie che cadono, le chiazze di luna sul terreno e la fiamma della lanterna. Un vento che muove le foglie senza toccare il suono, o un suono di vento sopra un bosco fermo, sono due bugie che si smentiscono a vicenda.

Il vento va a raffiche e non a onda continua: sale in un secondo e sei, cala in quattro e mezzo, e in mezzo c’è una calma che dura da sette a diciannove secondi. La calma non è un buco, è la metà utile: il rumore continuo non fa paura, quello che si interrompe sì, e dentro il silenzio passano i rumori che un bosco fa da sé, un ramo che lavora là sopra, qualcosa che si spezza per terra, un tonfo, un fruscio nel sottobosco, e ogni tanto una voce lontana, grave abbastanza da non essere né una bestia né una persona. Stanno sempre fra i dodici e i trenta metri e sempre piano, perché un rumore forte e vicino si legge come un mostro, e qui mostri non ce ne sono. Ogni raffica gira il vento di un poco, così non arriva mai due volte dalla stessa parte. Il fogliame si muove sul vertice e non girando gli oggetti, perché la selva è fatta di poche maglie fuse e alberi da girare non ne esistono: quanto si piega dipende da quanto sta in alto, due centimetri e due a terra più uno e sei per ogni metro di altezza, quindi una chioma a venti metri fa trentaquattro centimetri e un tronco caduto ne fa due.

Fra i tronchi c’è dell’aria: un riquadro di ventidue metri tenuto attorno alla testa, e dentro del pulviscolo, che serve a una cosa sola, dare alla lanterna qualcosa da illuminare, così il cono di luce diventa un volume invece che un disco. Le foglie escono a scrosci sul fronte della raffica e non da un rubinetto. Il temporale passa lontano e non arriva mai: il lampo non aggiunge una luce nuova, accende la luna che c’è già, così tutte le ombre restano dove stanno, e il tuono arriva dopo, a trecentoquarantatré metri al secondo, da una distanza fra il chilometro e mezzo e i tre, cioè mette un orologio nel cielo. La luna fra i rami è una maschera di chiazze che scorre col vento, il fiato si vede uscire dalla faccia e in apnea smette, e sotto i piedi il passo cambia fra la lettiera e la pietraia. La prima raffica piena arriva nel momento in cui raccogli la lanterna: non è il vento che ti ha sentito, è il canto che gira pagina, ed è il patto del capitolo detto senza una riga di testo, perché la luce è quello che si paga per vedere e la prima cosa che si vede è che il posto è vivo. Il vento non sa dove sei, e la fiamma che balla dentro una raffica è l’incontro fra due cose che si ignorano.

I numeri

CosaQuantoQuando
La rafficasale in 1,6 secondi e cala in 4,5
La calma fra una raffica e l’altrada 7 a 19 secondi
Il fondo che non smette mai0,16un bosco non è mai fermo del tutto
Una raffica piena0,78 sopra il fondo
Ogni raffica gira il ventofino a 32 gradi
Quanto si piega il fogliame2,2 cm a terra, più 1,6 cm per ogni metro di altezzauna chioma a venti metri fa 34 centimetri
I rumori del boscoda 12 a 30 metrisolo dentro la calma, e mai sopra un quinto di volume
L’aria attorno alla testaun riquadro di 22 metri
Le foglie si staccanosopra 0,42 di forza
Il lampoogni 26-74 secondidue o tre guizzi corti, non una dissolvenza
Il tuono343 metri al secondoda 1500 a 3000 metri: lontano sempre, addosso mai
Le chiazze di lunascorrono 1,25 metri al secondo a vento pienouna maschera larga 34 metri
Il fiato che si vede13 respiri al minuto da calmi, 31 col fiato cortoin apnea non esce niente
La raffica spinge anche te2,5 centimetri al massimosopra 0,25 di forza, e lenti
La lanterna dentro la rafficala luce cala fino al 42 per centonon si spegne mai: ha il vetro
Chi ne parla
Il bordone

Stato al 22 settembre 2026.