Capitolo 4 · Le mura di DitedannatiCerchio VIIGiocabile
I tre fiorentini
Tre ombre che sul sabbione si staccano dalla torma e girano in tondo davanti alla riva, il collo contro i piedi.
Guido Guerra, il Tegghiaio e Iacopo Rusticucci. Dante chiese di due di loro a Ciacco, e Ciacco: «se tanto scendi, là i potrai vedere» (VI, 87).
Ricominciar, come noi restammo, eil’antico verso; e quando a noi fuor giunti,fenno una rota di sé tutti e trei.
Rivelachi sono i tre che vengono di corsa vicino al burrone, e che cosa ti chiedono.
Nel canto XVI, già dove si sente il rimbombo dell’acqua che cade nell’altro giro, tre ombre si staccano correndo da una torma che passa sotto la pioggia di fuoco e vengono verso Dante gridando «Sòstati tu ch’a l’abito ne sembri essere alcun di nostra terra prava». Non possono fermarsi, e quando lo raggiungono fanno una rota di sé tutti e tre, come i campioni nudi e unti che si studiano prima della presa, ciascuno col viso drizzato a lui, sì che il collo fa ai piedi un viaggio contrario. Sono Guido Guerra, Tegghiaio Aldobrandi e Iacopo Rusticucci, fiorentini di gran nome: di due di loro Dante aveva chiesto a Ciacco nel terzo cerchio, e si era sentito dire che, se scendeva tanto, li avrebbe visti.
Nel gioco camminano in una piccola torma loro sulla sabbia, a levante dell’ultimo tratto del rivo, fra quelli che non si fermano mai. Quando la tua strada lungo il rivo arriva a due metri dal gomito verso il burrone, e Brunetto non ti cammina più accanto raccontando, si staccano gridando e corrono a una rota sulla sabbia fra il solco e la rupe, mai dentro il riparo del solco. Girano a passo col viso su un punto fisso della riva, l’orlo del solco che hanno davanti, e quando la torsione passerebbe i centotrenta gradi il capo passa sull’altra spalla. Non ti seguono: il punto è fermo, ed è dove sta chi si ferma ad ascoltarli.
Un colloquio parla per tutti e tre, e nel libro entra un nome solo. Prometti di parlare di loro e rispondono «Se campi d’esti luoghi bui e torni a riveder le belle stelle, quando ti gioverà dicere “I’ fui”, fa che di noi a la gente favelle», poi rompono la rota, e le gambe paiono ali. Digli che resti e ti danno la legge del sabbione: chi di loro si ferma giace cent’anni sotto il fuoco senza potersene riparare, e girare in tondo è il solo modo che hanno di fermarsi. Passa, e non chiedono altro: spariscono prima che si possa dire amen.
I numeri
| Cosa | Quanto | Quando |
|---|---|---|
| Dove girano | a 5,4 m dall’asse del rivo | 2,2 m oltre il gomito verso il burrone, mai a meno di 3,95 m dall’asse |
| La rota | raggio 1,45 m | a passo, 1,3 m/s |
| Quando si staccano | 2 m prima del gomito | quando Brunetto ha finito di parlare |
| Quanto gira il collo | fino a 130 gradi | fra spina, petto e capo |
| La fuga | 7,5 m/s | fuori dalla vista in circa tre secondi |
| La risposta che scrive il loro nome | la promessa o la bugia | un nome solo per tutti e tre |
Rimandi
- Dove sta
- Il sabbione
- Vedi anche
- Brunetto Latini, Il libro dei nomi, Gerione
- Chi ne parla
- Brunetto Latini, Il sabbione