1
La selva oscura
Tre fiere, tre furti: l’arco te lo monti con quello che gli togli.
Il bosco di notte, e un colle illuminato a cui non ti è concesso salire. La lupa ti ricaccia in basso, e l’unica strada che esce dal bosco passa sotto. Porti una lanterna perché hai occhi mortali: ai morti la luce non serve.
Canti I-IILeggi nella wiki
2
La porta e l’antinferno
Una calca che non si apre per un corpo vivo.
Dietro la porta, chi visse «sanza infamia e sanza lodo» (Inf. III 36), dietro un’insegna che non porta nessuno. Non si scansano perché non gli importa di te. Della traversata il poema non dice niente: Dante sviene su una riva e si desta sull’altra. Il gioco la mostra, e lo dichiara.
Canti IIILeggi nella wiki
3
L’incontinenza
Cinque cerchi, e ogni chiave sta in quello sbagliato.
Prima il Limbo, che non è pena di nessuno ma l’anticamera di tutti, e poi i quattro cerchi in cui la colpa è appetito: la bufera dei lussuriosi, il fango e Cerbero, i pesi rotolati degli avari, lo Stige. Sono una scena sola perché li si risale a piedi, e ciò che apre una serratura quaggiù sta sempre in un cerchio che credevi finito.
Canti IV-VIIICerchio I, II, III, IV, VLeggi nella wiki
4
Le mura di Dite
Una città che non si apre, e un bosco che sanguina.
Le mura di ferro, le Furie sulla torre, e il nome che chiamano di sopra. Oltre, le arche roventi degli eretici, il fiume di sangue, la selva dei suicidi, il sabbione. Qui comincia il basso Inferno, e comincia quella che il poema chiama malizia.
Canti IX-XVIICerchio VI, VIILeggi nella wiki
5
Malebolge
Dieci fosse, una mappa sola, il posto più grande del gioco.
Dieci fosse concentriche attraversate da ponti a raggiera, ognuna con la sua frode e la sua pena. Non dieci livelli: dieci quartieri di un posto solo, che si impara ad attraversare. Il gioco prende il nome da qui, ed è la mappa più grande che ha.
Canti XVIII-XXXCerchio VIIILeggi nella wiki
6
Il ghiaccio
Il fondo non è fuoco. È un lago gelato.
I giganti ti posano giù e non si risale. Quattro fasce di ghiaccio, traditori tenuti dentro fino alla faccia, e al centro la cosa che batte le ali: è quel vento che gela Cocito. E di lì si esce «a riveder le stelle» (Inf. XXXIV 139).
Canti XXXI-XXXIVCerchio IXLeggi nella wiki