Malebolge

Inferno di Dante

Horror in prima persona · PC · In sviluppo

Sei l’unica cosa quaggiù che può morire.

La discesa completa nell’Inferno di Dante, dalla selva oscura al lago gelato del fondo. Ogni luogo del gioco è un luogo del poema, e non è stato inventato niente per tenerli insieme.

Guarda la discesa

disse a’ compagni: «Siete voi accortiche quel di retro move ciò ch’el tocca?Così non soglion far li piè d’i morti».

Inf. XII 80-82Chirone si accorge del vivo perché i sassi si muovono dove mette i piedi. Sette secoli prima, è la regola su cui gira questo gioco.

Sei Dante, vivo nel corpo, con una lanterna a olio, perché hai occhi mortali e ai morti la luce non serve. L’olio finisce. Quaggiù non c’è niente che aspetti che tu sia pronto.

E quaggiù non c’è niente che sappia dove sei. Chi ti caccia segue la traccia che lascia un corpo vivo: il peso, il fiato, il calore, l’aria smossa. Fermati nel posto sbagliato e ti trova lo stesso. Muoviti bene e ti perde.

La discesa

Sei capitoli, nove cerchi. L’Inferno del poema è un imbuto, e più si scende più pesa la colpa.

Passa sopra un capitolo per vederlo. Sul telefono, toccalo.

La selva oscuraLa porta e l’antinfernoL’incontinenzaLe mura di DiteMalebolgeIl ghiaccio

1

La selva oscura

Nessun’arma. Tre fiere. Un colle a cui non si arriva.

Il bosco di notte, e un colle illuminato a cui non ti è concesso salire. La lupa ti ricaccia in basso, e l’unica strada che esce dal bosco passa sotto. Porti una lanterna perché hai occhi mortali: ai morti la luce non serve.

Canti I-IIGiocabile

2

La porta e l’antinferno

Una calca che non si apre per un corpo vivo.

Dietro la porta, chi visse «sanza infamia e sanza lodo» (Inf. III 36), dietro un’insegna che non porta nessuno. Non si scansano perché non gli importa di te. Della traversata il poema non dice niente: Dante sviene su una riva e si desta sull’altra. Il gioco la mostra, e lo dichiara.

Canti IIIGiocabile

3

L’incontinenza

Cinque cerchi, e ogni chiave sta in quello sbagliato.

Ancora niente da mostrare. Questo posto non è stato scavato.

Prima il Limbo, che non è pena di nessuno ma l’anticamera di tutti, e poi i quattro cerchi in cui la colpa è appetito: la bufera dei lussuriosi, il fango e Cerbero, i pesi rotolati degli avari, lo Stige. Sono una scena sola perché li si risale a piedi, e ciò che apre una serratura quaggiù sta sempre in un cerchio che credevi finito.

Canti IV-VIIICerchio I, II, III, IV, VNon ancora costruito

4

Le mura di Dite

Una città che non si apre, e un bosco che sanguina.

Ancora niente da mostrare. Questo posto non è stato scavato.

Le mura di ferro, le Furie sulla torre, Medusa che non devi guardare. Oltre, le arche roventi degli eretici, il fiume di sangue, la selva dei suicidi, il sabbione. Qui comincia il basso Inferno, e comincia quella che il poema chiama malizia.

Canti VIII-XVIICerchio VI, VIINon ancora costruito

5

Malebolge

Dieci fosse, una mappa sola, metà del gioco.

Ancora niente da mostrare. Questo posto non è stato scavato.

Dieci fosse concentriche attraversate da ponti a raggiera, ognuna con la sua frode e la sua pena. Non dieci livelli: dieci quartieri di un posto solo, che si impara ad attraversare. Il gioco prende il nome da qui, e qui ne succede la metà.

Canti XVIII-XXXCerchio VIIINon ancora costruito

6

Il ghiaccio

Il fondo non è fuoco. È un lago gelato.

Ancora niente da mostrare. Questo posto non è stato scavato.

I giganti ti posano giù e non si risale. Quattro fasce di ghiaccio, traditori tenuti dentro fino alla faccia, e al centro la cosa che batte le ali: è quel vento che gela Cocito. Gli si scende lungo il fianco e si esce «a riveder le stelle» (Inf. XXXIV 139).

Canti XXXI-XXXIVCerchio IXNon ancora costruito

2 capitoli su 6 sono costruiti e si giocano. Gli altri stanno disegnati qui perché sono il piano, non perché esistano.