Malebolge

Inferno di Dante

Horror in prima persona · Windows e Linux · Esce il 30 ottobre 2026

Sei l’unica cosa quaggiù che può morire.

La discesa completa nell’Inferno di Dante, dalla selva oscura al lago gelato del fondo. Ogni luogo del gioco è un luogo del poema, e non è stato inventato niente per tenerli insieme.

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disse a’ compagni: «Siete voi accortiche quel di retro move ciò ch’el tocca?Così non soglion far li piè d’i morti».

Inf. XII 80-82Chirone si accorge del vivo perché i sassi si muovono dove mette i piedi. Sette secoli prima, è la regola su cui gira questo gioco.

Sei Dante, vivo nel corpo, con una lanterna a olio, perché hai occhi mortali e ai morti la luce non serve. L’olio finisce. Quaggiù non c’è niente che aspetti che tu sia pronto.

E quaggiù non c’è niente che sappia dove sei. Chi ti caccia segue la traccia che lascia un corpo vivo: il peso, il fiato, il calore, l’aria smossa. Fermati nel posto sbagliato e ti trova lo stesso. Muoviti bene e ti perde.

La discesa

Sei capitoli, nove cerchi. L’Inferno del poema è un imbuto, e più si scende più pesa la colpa.

Passa sopra un capitolo per vederlo. Sul telefono, toccalo.

La selva oscuraLa porta e l’antinfernoL’incontinenzaLe mura di DiteMalebolgeIl ghiaccio

1

La selva oscura

Tre fiere, tre furti: l’arco te lo monti con quello che gli togli.

Il bosco di notte, e un colle illuminato a cui non ti è concesso salire. La lupa ti ricaccia in basso, e l’unica strada che esce dal bosco passa sotto. Porti una lanterna perché hai occhi mortali: ai morti la luce non serve.

Canti I-IILeggi nella wiki

2

La porta e l’antinferno

Una calca che non si apre per un corpo vivo.

Dietro la porta, chi visse «sanza infamia e sanza lodo» (Inf. III 36), dietro un’insegna che non porta nessuno. Non si scansano perché non gli importa di te. Della traversata il poema non dice niente: Dante sviene su una riva e si desta sull’altra. Il gioco la mostra, e lo dichiara.

Canti IIILeggi nella wiki

3

L’incontinenza

Cinque cerchi, e ogni chiave sta in quello sbagliato.

Prima il Limbo, che non è pena di nessuno ma l’anticamera di tutti, e poi i quattro cerchi in cui la colpa è appetito: la bufera dei lussuriosi, il fango e Cerbero, i pesi rotolati degli avari, lo Stige. Sono una scena sola perché li si risale a piedi, e ciò che apre una serratura quaggiù sta sempre in un cerchio che credevi finito.

Canti IV-VIIICerchio I, II, III, IV, VLeggi nella wiki

4

Le mura di Dite

Una città che non si apre, e un bosco che sanguina.

Le mura di ferro, le Furie sulla torre, e il nome che chiamano di sopra. Oltre, le arche roventi degli eretici, il fiume di sangue, la selva dei suicidi, il sabbione. Qui comincia il basso Inferno, e comincia quella che il poema chiama malizia.

Canti IX-XVIICerchio VI, VIILeggi nella wiki

5

Malebolge

Dieci fosse, una mappa sola, il posto più grande del gioco.

Dieci fosse concentriche attraversate da ponti a raggiera, ognuna con la sua frode e la sua pena. Non dieci livelli: dieci quartieri di un posto solo, che si impara ad attraversare. Il gioco prende il nome da qui, ed è la mappa più grande che ha.

Canti XVIII-XXXCerchio VIIILeggi nella wiki

6

Il ghiaccio

Il fondo non è fuoco. È un lago gelato.

I giganti ti posano giù e non si risale. Quattro fasce di ghiaccio, traditori tenuti dentro fino alla faccia, e al centro la cosa che batte le ali: è quel vento che gela Cocito. E di lì si esce «a riveder le stelle» (Inf. XXXIV 139).

Canti XXXI-XXXIVCerchio IXLeggi nella wiki